Luna di città d'agosto, Jovanotti

Luna di città d’agosto, Jovanotti

Un anno (più due, più quattro), Siracusa

  • La maglietta delle lune°
    Il suo simbolo era una stella, il mio una luna. Se l’era scelta lui, e io, non so perché, avevo dato per scontato di dovermi scegliere qualcosa. Alla fine di tutti i messaggi più importanti c’era la nostra firma. La maglietta era sua, me l’aveva regalata in un periodo di distanza. Credo di non averla mai messa: aveva un buon profumo, e non volevo guastarlo.
  • Buon viaggio*
    Un regalo che mi aveva fatto trovare prima che io partissi per una gita a Firenze. Avevo trovato sotto casa un poster con una scritta – Che c’era scritto? – stretto dentro una corda di chitarra arrotolata, da cui penzolava questo biglietto. Io stessa in quel periodo indossavo sempre un bracciale fatto con una corda di chitarra. Non lo so, credevo di essere creativa.
  • Piccola nota inutile*
    Ci scrivevamo tanto, e sempre, anche lettere. Entrambi avevamo la passione della lettura e per entrambi era un piacere scriversi e leggersi. Adesso posso dire che erano parole più per essere scritte che per essere lette: i giri di parole, le metafore… Non si capiva un tubo. Non eravamo ancora capaci di chiamare le cose col proprio nome.
  • Lettere
    Ci siamo rincorsi per anni. E abbiamo sempre sbagliato i tempi. Quello che abbiamo vissuto è stato nulla in confronto a quello che avremmo potuto scoprire insieme. E tanto è stato il tempo in cui si siamo rinfacciati (soprattutto a mente) di aver scelto altre persone, di esserci fatti scappare il momento.
  • Qualcosa in più
    Erano i suoi gesti. Il giorno che mi fece trovare il poster sotto casa, a metà percorso, sul lungomare dalla città, lo trovai a guardarmi dall’alto di una terrazza sul mare. Non credo avessimo litigato.
    Lui era così: un giorno d’inverno mi ha invitata in una tonnara abbandonata, ha portato dei fuochi elettrici e una moka. Un caffè da film.
  • Cosa vorresti dirgli?
    Una delle nostre frasi preferite, premonitrice e limpida.
    “Ogni tanto mi chiedo cosa mai stiamo aspettando.”
    “Che sia troppo tardi, madame.”
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