Poco più di due mesi, Liguria Napoli

Per un’ora d’amore, Matia Bazar

Poco più di due mesi, Liguria e Napoli

  • “Avventura di un povero cristiano” di Ignazio Silone e poster autografato di Carl Palmer
    Tanto il romanzo, quanto il poster autografato, li presi antecedentemente il nostro primo incontro: il primo a una fiera dell’usato, il secondo al concerto: svoltosi a Verona.
    Scesi dal binario che era lì ad aspettarmi, venendo verso di me: era come tante volte l’avevo vista in foto, semplice nell’apparire, sorridente e con quegli occhiali da fanciulla intellettuale che amavo.
  • Stuoia bianco-azzurrina da spiaggia
    Mi portai la stuoia da casa, acquistata in spiaggia sul finire dell’estate prima, quando feci da terzo incomodo a una coppia conosciuta in crociera il mese prima: da quella giornata in spiaggia, non utilizzai più quella stuoia, non prima della trasferta campana alla fine di aprile: riposta in valigia affinché la presenza di quella splendida creatura ne benedisse la materia, e così fu.
  • Libro da colorare e libri regalati
    Il libro da colorare: iniziato, ma non avendo delle buone matite adatte all’uopo, subito abbandonato in attesa di attrezzi di qualità superiore.
    Sembrava entusiasta all’idea di completarlo assieme una volta salita nelle mie lande.
    Il libro di Morgan, lo acquistai in una serata nella quale l’ex Bluvertigo presenziò. Quello di De Luca, autore da lei molto amato, fu l’ultimo suo regalo: mai letto.
  • Souvenir partenopei
    Magnete da frigo con immagine di Pino Daniele che sovrasta il golfo di Napoli. Marmellatina dalla camera in affitto. Contaspaghetti kitsch acquistato in San Gregorio Armeno, non ci ho mai contato gli spaghetti: in assenza della pasta, il mio boxer, pensò bene di divorarne un pezzo.
    Cialda da caffè del Caffè Gambrinus: sì ho pagato un caffè sospeso presso quel caratteristico e raffinatissimo bar.
  • CD dei Saxon
    “Metalhead” non è né il migliore e né il peggiore lavoro della band di Byff Biford; quella presente nella foto è la mia copia, non la sua; ma caso volle che spesso, mentre ci si messaggiava o ci si parlava al telefono, ascoltavo quella band, i Saxon appunto.
    Trovai una copia di quel disco in uno degli ultimi negozi di dischi ancora esistenti e gliela regalai prima di salutarci.
  • Qualcosa in più
    Fu una delle prime “sconosciute” che conobbi su Facebook. L’unica volta che sentii la sua voce fu quando la chiamai a capodanno per poterle fare gli auguri. Poi d’estate sparì: aveva disattivato il suo account. Due estati dopo, mi arrivò una richiesta d’amicizia, aveva creato un nuovo account, ma non ci parlammo subito. Piano piano ricominciammo a parlare, eravamo tornati entrambi single e acquistai un biglietto per scendere da lei.
  • Cosa vorresti dirle?
    Direi niente, essendoci già detti tutto quando si stava assieme, ma se proprio dovessi muovere verbo, dichiarerei –molto banalmente– che non provo alcun rancore verso di lei e che ho soltanto bei ricordi dei momenti passati assieme: bei ricordi per i quali non finirò mai di ringraziarla. Ho vissuto un sogno e in un sogno abbiamo camminato.
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