Ultimo Amore, Vinicio Capossela

6 mesi, Catania

  • La scatolina rossa
    Una nota di cartoncino e una citazione da Castelli di Rabbia di Baricco, che invitano a “trovare la propria nota”. La musica ci ha sempre legati: il primo appuntamento è stato un concerto jazz in cui doveva esibirsi. Durante la cena prima, si è indicato gli incisivi “Hai una cosa tra i denti, qui”, mi ha detto. Molto divertente. Molto lui.
  • La Moleskine Blu
    Aveva ritagliato alcune foto da un giornale e scritto di suo pugno alcune cose. Molte anche a proposito della nota. Nel testo mi paragonava a “una maestà, una fragile, fragilissima maestà”: una montagna di neve da proteggere. Scriveva che i mesi insieme erano stati “In Do Maggiore”.
  • Il cd masterizzato
    In vero stile liceale, aveva masterizzato un disco con alcune canzoni, da Goran Bregovic e Keith Jarret. Al Teatro Massimo sentimmo Capossela, un concerto in cui il cantante suonò un pianoforte minuscolo accovacciato a terra, e anziché battere le mani, schioccammo le dita (Vinicio <3)
  • Una tela e un cavalletto
    … Che non ci sono. Il regalo più maestoso mai ricevuto non ho idea di dove sia (bella stronza). Era un cavalletto di legno da pittore, che sorreggeva una tela orizzontale, stretta e lunga, bianca. Bianca perché? Perché in Oceano Mare – ok, eravamo un po’ fissati con Baricco – il pittore Plasson dipinge con l’acqua di mare.
  • Qualcosa in più
    Ultima conversazione, casa sua: parlando del futuro, dice un secco: “Vai fuori”, e io, cinematograficamente, mi avvio alla porta. Lui, invece, intendeva “Vai all’estero”. Scoppiammo a ridere, nonostante io lo stessi lasciando.
  • Cosa vorresti dirgli?
    Siamo gli amici più assurdi che esistano al mondo.
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